Ortocheratologia Formazione e ricerca Congresso Nazionale GOS 2005 ARVO 2006

L’ortocheratrologia all’ARVO





2006 ARVO

Annual Meeting



Fort Lauderdale, Florida

30 Aprile - 4 Maggio 2006




 

Dal 30 aprile al 4 maggio 2006, si è svolto a Fort Lauderdale, in Florida, il congresso annuale dell’Association for Research in Vision and Ophthalmology (ARVO).

Fondata nel 1928, l’ARVO è un’associazione interdisciplinare di oltre 11.300 ricercatori nel campo dell’oftalmologia e delle scienze della visione che raccoglie iscritti da oltre 70 nazioni nel mondo, incoraggiando e sostenendo i suoi membri nella ricerca, l’aggiornamento continuo, la pubblicazione e la diffusione delle conoscenze nel capo della visione e dell’oftalmologia.

Questo evento scientifico è impressionante. Con oltre 6.000 poster e presentazioni in programma, il congresso annuale dell’ARVO si è confermato anche quest’anno uno degli appuntamenti più autorevoli nel campo delle scienze della visione. Al convegno hanno partecipato oltre 9.500 iscritti da tutto il mondo. Come al solito, il programma del congresso era articolato in un ampio numero di sessioni, che affrontavano tutti i temi correlati all’oftalmologia ed alla visione. Nell’ambito delle sessioni riguardanti la cornea, le lenti a contatto e le aberrazioni oculari, sono stati presentati diversi poster scientifici che illustravano le più recenti ricerche nel campo dell’ortocheratologia notturna, di cui vi offriamo una breve sintesi.

Per la prima volta quest’anno, anche l’Italia ha contribuito in questo particolare ambito della contattologia con due poster scientifici, frutto di ricerche condotte presso l’Ospedale Civile di Caserta dall’equipe del dott. Ferdinando Romano coadiuvata da Antonio Calossi di Firenze.

Il poster di M. Romano e coll. ”Intra-Ocular Pressure After Overnight Orthokeratology“ ha illustrato i risultati di uno studio clinico, condotto allo scopo di investigare l’influenza dell’ortocheratologia notturna sulla pressione intraoculare (IOP) e sull’accuratezza delle misure tonometriche dopo questo tipo di trattamento. Da una parte, infatti, si potrebbe ipotizzare un aumento della pressione intraoculare a causa della continua pressione esercitata dalle lenti a contatto durante la notte, dall’altra si potrebbero invece riscontrare valori di pressione intraoculare inferiori al vero, a causa delle variazioni biomeccaniche della cornea, come accade dopo la chirurgia refrattiva. I risultati dello studio hanno messo in evidenza che non ci sono variazioni significative di pressione intraoculare fra prima e dopo il trattamento ortocheratologico e neppure fra la mattina e la sera, escludendo in questo modo anche un possibile effetto di mascheramento dovuto alla compressione notturna. Questi risultati sembrerebbero dimostrare che l’utilizzo di lenti per ortocheratologia notturna permette di modellare efficacemente la cornea, senza un aumentato rischio di glaucoma. (vedi il pdf)

Nel poster ”Overnight Orthokeratology Flattening the Cornea Without Direct Compression of the Center“ A. Calossi e coll. si sono chiesti se fosse possibile appiattire la cornea senza una compressione diretta della zona centrale. Una delle preoccupazioni della correzione ortocheratologica della miopia è, infatti, l’assottigliamento dell’epitelio centrale indotto da una compressione della zona ottica. In questo studio è stata verificata la variazione pachimetrica centrale di un gruppo di pazienti sottoposti ad ortocheratologia notturna mediante una lente esacurva a geometria inversa (ESA ortho-6) studiata per cercare di modellare la periferia corneale con una minima compressione centrale. L’ipotesi biomeccanica è che si possa ottenere un appiattimento centrale non diretto, ma secondario ad un incurvamento in media periferia, indotto a sua volta da uno spostamento epiteliale causato da una opportuna compressione periferica sotto la zona di allineamento. I risultati dello studio sono stati incoraggianti, perché hanno mostrato che con questo particolare tipo di lenti, si può ottenere un appiattimento della cornea, senza avere una diminuzione di spessore centrale. (vedi il pdf)

Altri contributi nel campo dell’ortocheratologia notturna sono arrivati da tutto il mondo.

I.G. Stillitano e coll. dell’Università di Sao Paulo, Brasile, nel loro poster ”Wavefront - Guided Corneal Reshaping Analysis“ hanno analizzato le aberrazioni indotte dal modellamento corneale mediante ortocheratologia notturna. L’analisi aberrometrica ha mostrato che le aberrazioni di alto ordine si stabilizzano dopo otto notti di utilizzo delle lenti, mentre le aberrazioni di basso ordine continuano a diminuire nei tre mesi successivi.

H.A. Swarbrick ed E. Lum, University of New South Wales, Sydney, Australia, hanno condotto uno studio clinico per analizzare l’influenza della trasmissibilità all’ossigeno sull’effetto del trattamento ortocheratologico. I risultati, illustrati nel loro poster ”Lens Dk/t Influences the Clinical Response in Overnight Orthokeratology“, mostrano come un maggiore Dk/t delle lenti sembri aumentare l’efficacia del trattamento di ortocheratologia notturna a medio termine. Questi risultati portano a pensare che lo stroma abbia un ruolo importante nelle variazioni corneali indotte dall’ortocheratologia notturna e, inoltre, suggeriscono l’opportunità di utilizzare sempre materiali ad alto Dk, non solo per ottenere vantaggi da un punto di vista fisiologico, ma anche per ottimizzare i risultati clinici.

E.B. Papas e coll., dell’Institute for Eye Research, Sydney, Australia, nel loro poster ”Involvement of Matrixmetalloproteinase-9 (MMP-9) and Tissue Inhibitor of Matrixmetalloproteinase-1 (TIMP-1) during Orthokeratology“, hanno indagato il ruolo di alcuni mediatori cellulari a livello dell’epitelio corneale, al fine di capire meglio i meccanismi che permettono il modellamento corneale. I ricercatori hanno ipotizzato che lo stress meccanico indotto dall’utilizzo di lenti per ortocheratologia possa stimolare le cellule epiteliali a produrre una maggiore quantità di MMP-9, andando così a disturbare il delicato equilibrio fra la MMP-9 ed il suo inibitore, TIMP-1. I risultati dello studio mostrano, in effetti, una maggiore produzione di MMP-9, suggerendo che la migrazione di cellule dal centro verso la media periferia, mediata dal MMP-9 possa essere uno dei meccanismi dell’ortocheratologia.

F. Lu, T. Simpson, L. Sorbara e D. Fonn., del CCLR School of Optometry, University of Waterloo, Canada, hanno condotto uno studio per verificare la facilità con cui può essere modellata la superficie corneale, in risposta all’applicazione di alcune lenti per ortocheratologia notturna per la miopia e l’ipermetropia. I risultati del loro studio, sintetizzati nel poster ”Moldability of the Ocular Surface in Response to Local Mechanical Stress“, mostrano che queste lenti inducono modificazioni sia da un punto di vista strutturale, sia ottico in un tempo breve come 15 minuti. La cornea si è dimostrata quindi un tessuto davvero facile da modellare.

Infine, nel poster ”Changes in Refractive Error-Specific Quality of Life After Overnight Contact Lens Corneal Reshaping“, D.A. Berntsen, G.L. Mitchell e J.T. Barr del College of Optometry dell’Ohio State University, hanno analizzato le variazioni in termini di qualità della vita correlata al difetto refrattivo, dopo il trattamento ortocheratologico (Corneal Refractive Therapy - CRT). L’ortocheratologia può migliorare la percezione di indipendenza visiva del paziente, diminuisce i sintomi visivi in generale, ma aumenta l’abbagliamento. Gli autori ritengono che i sintomi di abbagliamento siano legati all’aumento di aberrazioni di alto ordine misurato dopo il trattamento, specialmente aberrazione sferica in condizioni mesopiche e scotopiche.


Per ulteriori informazioni: www.arvo.org. Per gli abstract: link



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